La Chiesa

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Le origini della Chiesa di S. Maria Maggiore in Borgo Vecchio sono incerte.
Le prime notizie risalgono al 774 quando vennero realizzati i primi rifacimenti dopo i gravi danni subiti dalla Chiesa nel 773 nel corso della battaglia tra Carlo Magno ed i Longobardi.
Nell’anno 806 però la Chiesa di S. Maria fu distrutta da un’orda di Saraceni che, passati dalla Spagna alla Francia, invasero la Valle di Susa, saccheggiando e incendiando.
Soltanto tra il 900 ed il 980, con Arduino Glabrione e Manfredi I, la Chiesa ebbe il suo secondo rifacimento.
Nel 1164 Federico Barbarossa, in lotta contro il Beato Umberto III, ordinò la distruzione del Castello, della Chiesa di S. Maria e dei portici di Borgo Vecchio.
Il terzo rifacimento della Chiesa avvenne tra il 1215 e il 1223 ad opera di Tomaso I, figlio di Umberto III, che fece inoltre ricostruire i portici e la Reggia in Borgo vecchio.
Nel 1536 la Chiesa fu distrutta per la quarta volta in seguito ad una incursione dei francesi col Montmorencj.
La Chiesa venne riedificata per opera di Emanuele Filiberto dopo la cacciata dei Francesi (San Quintino, Chateau Cambrésis 1557-1559). Con questo rifacimento la Chiesa perse la sua fisionomia originale, caratterizzata dalle campate d’archi medievali a sesto acuto, per assumere una veste “aggiornata” al nuovo sentire architettonico.
Nel 1690-1695 nella battaglia tra i francesi di Catinat e il Duca di Savoia la Chiesa ed il castello vennero distrutti.
Prima della fine del XVII secolo la Chiesa ebbe la sua quinta riedificazione con le attuali linee di ispirazione barocca. Delle linee originarie rimangono il campanile e l’abside. Anche il coro conserva la forma a sesto acuto.
All’inizio del XIX sec. vennero rinnovate le Cappelle. Era il 1834 ed il 1835 venne ampliata la Sagrestia portandola alle dimensioni attuali. Nel 1923 venne costruita una Cappella a destra entrando per accogliere le spoglie del Venerabile Don Balbiano (oggi trasferite nella nuova Parrocchia di S. Maria Maggiore). Ogni Nella chiesa è esposta anche la “Losa delle Coppelle”, una pietra che presenta una serie di piccole cavità ad opera di antichissimi abitatori e che è stata trovata nella zona umida ad est del lago piccolo, zona di palafitte. Le stesse “coppelle” si trovano nella zona archeologica di Susa e servivano ai sacerdoti celti per le loro funzioni religiose-sacrificali. Dopo il 13 a.C. con l’alleanza fra Augusto e Cozio I, figlio di Donno, si inizia un lento processo di romanizzazione.
Alla civiltà e religione celtica si sovrappone quella romana, che demolirà le superstizioni delle dee Matrone, i culti delle montagne e delle pietre in Valsusa.
Pur non sapendo con certezza il significato delle “coppelle”, questo “pietrone” rimane una testimonianza dei nostri antenati, pescatori-cacciatori, legati ad una zona vocata come quella dei nostri laghi (che un tempo erano 4).

Attualmente la Chiesa accoglie l’esposizione permanente delle opere scultoree dell’artista Elsa Veglio Turino (1921 – 1986), ed è la sede del Centro Culturale “Vita e Pace”, che ha promosso i lavori di restauro e recupero archeologico in corso.

Recupero fortemente voluto dal Parroco don Roberto Balbiano e realizzato grazie al contributo di Enti pubblici e privati, con la supervisione della Sovrintendenza ai Beni Archeologici del Piemonte e su progetto dell’Architetto Gabriella Margaira

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